Appare a volte avvolta di foschia magica e bella , ma se il pilota avanza su mari misteriosi è già volata via,tingendosi d'azzurro, color di lontananza....Il re di Spagna fece vela cercando l'isola incantata però quell'isola non c'era e mai nessuno l'ha trovata, svanì di prua dalla galea come un idea... come una splendida utopia è andata via e non tornerà mai più....
Questa mia predilezione
per loscurità, per la penombra, non è come
potrebbe sembrare un atteggiamento esteriore, risponde di unesigenza
interna comune a noi siciliani, credo, quasi a contrasto della
troppa luce che ci circonda: rifugiarci nelloscurità
di noi stessi e ritrovare quanto abbiamo perduto, esorcizzare
il tempo, la morte
Lucio Piccolo di Calanovella
Brano riportato in data 31 agosto 2007
da Bent Parodi di Belsito sul libro delle firme tenuto presso
Osteria Al Sakali
Immagini di Nicola Santamaria
collection
"la Sicilia che scompare"
edizioni Alinari1978
Le Osterie
A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nelleccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello di magico pensiero.
Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
indenne,
meglio lubriacatura del genio,
meglio sì meglio
lindagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile
della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie
ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri doro
Alda Merini
Lisola
In Sicilia spesso ti capiterà anche di
trovare nelle persone qualche cosa che assomiglia alla mollezza
araba, al dolce torpore orientale, come un sentimento di aspirazione
a un ideale tiepido e sonnolento, una voglia di ebbrezza sensuale,
un dolce far nulla pieno di raffinatezza, che ti chiama alla
mente i palmizi delle oasi, gli orizzonti cilestrini del Bosforo,
i ventagli bianchi agitati dalle schiave nere.
Enrico Onufrio, Palermo, Edrisi, 1976
La Sicilia del Gattopardo
In Sicilia non importa far male o far bene:
il peccato che noi Siciliani non perdoniamo mai è semplicemente
quello di fare Il sonno, caro Chevalley,
il sonno é ciò che i Siciliani vogliono, ed essi
odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per
portar loro i più bei regali; e, sia detto fra noi, ho
i miei forti dubbi che il nuovo regno abbia molti regali per
noi nel bagaglio. Tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni
oniriche, anche le più violente: la nostra sensualità
è desiderio di oblio, le schioppettate e le coltellate
nostre, desiderio di morte; desiderio di immobilità voluttuosa,
cioè ancora di morte, la nostra pigrizia, i nostri sorbetti
di scorsonera o di cannella; il nostro aspetto meditativo è
quello del nulla che voglia scrutare gli enigmi del nirvana.
Da ciò proviene il prepotere da noi di certe persone,
di coloro che sono semi-desti; da ciò il famoso ritardo
di un secolo delle manifestazioni artistiche ed intellettuali
siciliane: le novità ci attraggono soltanto quando le
sentiamo defunte, incapaci di dar luogo a correnti vitali; da
ciò lincredibile fenomeno della formazione attuale,
contemporanea a noi, di miti che sarebbero venerabili se fossero
antichi sul serio, ma che non sono altro che sinistri tentativi
di rituffarsi in un passato che ci attrae appunto perché
è morto. Daltronde vedo che mi
sono spiegato male: ho detto i Siciliani, avrei dovuto aggiungere
la Sicilia, lambiente, il clima, il paesaggio. Queste sono
le forze che insieme e forse più che le dominazioni estranee
e glincongrui stupri hanno formato lanimo: questo
paesaggio che ignora le vie di mezzo fra la mollezza lasciva
e lasprezza dannata; che non è mai meschino, terra
terra, distensivo, umano, come dovrebbe essere un paese fatto
per la dimora di esseri razionali; Questa violenza
del paesaggio, questa crudeltà del clima, questa tensione
continua di ogni aspetto, questi monumenti, anche, del passato,
magnifici ma incomprensibili perché non edificati da noi
e che ci stanno intorno come bellissimi fantasmi muti; tutti
questi governi, sbarcati in armi da chissà dove, subito
serviti, presto detestati e sempre incompresi, che si sono espressi
soltanto con opere darte per noi enigmatiche e con concretissimi
esattori dimposte spese poi altrove; tutte queste cose
hanno formato il carattere nostro che rimane così condizionato
da fatalità esteriori oltre che da una terrificante insularità
di animo.
di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo
Brani scelti da Osteria Al sakali
Identikit tascabile
del siciliano eccellente
Gesualdo Bufalino
Tendenza a surrogare il fare col dire. Pessimismo
della volontà.
Razionalismo sofistico. Il sofisma vissuto come passione.
Spirito di complicità contro il potere, lo Stato, lautorità,
intesi come straniero.
Orgoglio e pudore in inestricabile nodo.
Sensibilità patologica al giudizio del prossimo.
Sentimento dellonore offeso (ma spesso solo quando il disonore
sia lampante e non prima).
Sentimento della malattia come colpa e vergogna.
Sentimento del teatro, spirito mistificatorio.
Gusto della comunicazione avara e cifrata (fino allomertà)
in alternativa allestremismo orale e alliperbole
dei gesti.
10)Sentimento impazzito delle proprie ragioni, della giustizia
offesa.
11)Vanagloria virile, festa e tristezza negli usi del sesso.
12)Soggezione al clan familiare , specialmente alla madre padrona.
13) Sentimento proprietario della terra e della casa come artificiale
prolungamento di sé e sussidiaria immortalità.
14)Sentimento pungente della vita e della morte, del sole e della
tenebra
che vi si annida.
da Quella difficile anagrafe,in La luce e il lutto,
Palermo, Sellerio,1988
L'invito al viaggio...
Sorella mia,mio bene,
che dolce noi due insieme,
pensa,viver là!
Amare a sazietà
amare e morire
nel paese che tanto ci somiglia!
I soli infradiciati
di quei cicli imbronciati
hanno per il mio cuore
il misterioso incanto
dei tuoi occhi insidiosi
che brillano nel pianto.
Là non c'è nulla che non sia beltà
ordine e lusso,calma e voluttà.
Mobili luccicanti
che gli anni han levigato
onereranno la stanza;
i più rari tra i fiori
che ai sentori dell'ambra
mischiano i loro odori,
i soffitti sontuosi,
le profonde specchiere,l'orientale
splendore,tutto quanto
con segreta dolcezza
al cuore parlerà
la sua lingua natale.
Là non c'è nulla che non sia beltà,
ordine e lusso,calma e voluttà.
Vedi su quei canali
dormire bastimenti
d'animo vagabondo,
qui a soddisfare i minimi
tuoi desideri accorsi
dai confini del mondo.
- Nel giacinto e nell'oro
avvolgono i calanti
soli canali e campi
e l'intera città;
il mondo trova pace
in una calda luce.
Là non c'è nulla che non sia beltà,
ordine e lusso,calma e voluttà.
(Charles Baudelaire - Fiori del Male)
..qualcuno capirà.